Melograno: proprietà, benefici e curiosità

Melograno: proprietà, benefici e curiosità

foto di chicchi di melograno
Un frutto antichissimo. È incredibile quante siano le proprietà del melograno, e a quante preparazioni si presti, dai succhi alle marmellate. Se non lo conoscete ancora alla fine di questo articolo lo amerete! La lingua italiana prevedeva in origine il termine “melagrana” per il frutto e “melograno” per l’arbusto ma anche la Crusca si è arresa alle consuetudine di usare per entrambi un generico “melograno”: è quello che faremo anche oggi.

Melograno: caratteristiche della pianta e del frutto

La pianta del melograno, punica granatum, appartiene alla famiglia delle Litracee. Non si tratta di un vero e proprio albero, ma di un arbusto, che però a volte può essere molto robusto e raggiungere anche diversi metri di altezza. Le sue origini sono asiatiche ma col tempo la pianta si è diffusa in Europa, Australia, America. La sua presenza nei nostri territori è infatti testimoniata già dalla cultura greca e romana. Lo stesso termine punicus, istintivamente, ci riporta ai Romani: questi, con buona probabilità, scoprirono la pianta a Cartagine e credettero che fosse tipica di quel territorio. Il termine melograno deriva dal latino malum granatus, cioè “mela ricca di grani”, in riferimento alle caratteristiche del frutto. La pianta, che fiorisce tra maggio e luglio, predilige climi miti e può vivere oltre cento anni. Il frutto è disponibile dall’inizio dell’autunno fino a gennaio, ha una forma sferica e le dimensioni di una mela. Il picciolo è particolare, a forma di corona. Sotto una scorza molto spessa, sui toni del rosso o del giallo – dipende dalla varietà – si nascondono dei chicchi appariscenti, lucenti e succosi. Tutto l’aspetto del frutto è affascinante e suggerisce ricchezza. Al suo interno sono presenti delle cavità in cui gli arilli – ecco come si chiamano i chicchi del melograno – sono separati da filamenti biancastri, di sapore amaro. Sarebbe complicato elencare quanti tipi di melograno esistono: sono centinaia, e si differenziano per colori, forma, gusto, profumo. Le specie note sono ben poche, ma in linea generale i tipi di melograno si possono distinguere per quelli dal gusto acido, non usati in ambito alimentare, agrodolce e dolce. Il gusto di un melograno dipende però anche dal grado di maturazione del frutto che lo può rendere da aspro a molto dolce. Non esiste un numero fisso che stabilisce quanti chicchi ha il melograno ma dovrebbe aggirarsi intorno a 600. Quando la buccia raggiunge un colore intenso – in base alle sfumature della specie – il melograno è pronto per essere staccato dall’albero: per questa operazione sono necessarie delle cesoie. Scopriremo adesso come il melograno fa bene, le varie proprietà succo di melograno e in generale di varie parti di tutta la pianta.

Proprietà melograno

Se avete intenzione di scoprire a cosa fa bene il melograno mettetevi comodi: le proprietà benefiche del melograno sono – l’abbiamo anticipato – innumerevoli. Si mangia di solito crudo o sotto forma di spremuta. Contiene vitamine e minerali come fosforo e potassio e anche sodio, ferro, magnesio. Poco calorico, non presenta lattosio né glutine o istamina quindi può essere consumato tranquillamente da chi è intollerante a queste sostanze. Va benissimo per diete vegetariane e vegane. Il binomio “melograno dieta” funziona ma deve essere inteso come un regolare inserimento del frutto in un equilibrato regime alimentare, non vi proporremo nessuna dieta del melograno! Gli studiosi sono concordi nel riconoscere al melograno proprietà benefiche e non solo al frutto ma a varie parti della pianta. Innanzitutto è un antiossidante. La presenza di flavonoidi è in grado di prevenire l’invecchiamento della pelle aiutando a fronteggiare i radicali liberi. Il succo di melograno ha livelli antiossidanti maggiori del succo di mirtillo o vino rosso o tè verde! Il potere antiossidante può anche essere un aiuto potenziale alla fertilità. -. Discrete quantità di acqua rendono indicato il melograno per chi svolge attività fisiche molto intense. Esso protegge i reni e rinforza le ossa oltre a dare un contributo antinfiammatorio a chi ha problemi di artrite. Aiuta a mantenere puliti i vasi sanguigni, contribuendo così alla prevenzione di malattie cardiache e, consumato con costanza, tiene anche sotto controllo pressione sanguigna e il colesterolo dovuto a cause alimentari. Molto note sono anche le proprietà gastro protettive. Pare che il melograno aiuti a rinforzare l’intestino, favorire la digestione e aiutare in caso di colite. Se da un lato la polvere della scorza essiccata svolge una funzione antidiarroica le fibre presenti nel frutto possono aiutare a combattere la stipsi. Il frutto svolge un ruolo antibatterico, antivirale e depurativo e le sue radici hanno proprietà vermifughe. Con il melograno si possono preparare degli infusi che aiutano a rinfrescare il cavo orale, in maniera particolare le gengive. L’olio di semi di melograno viene utilizzato nella cosmesi per realizzare, ad esempio, creme o struccanti. Ancora, tra le proprietà del succo di melograno, il fatto che aiuti la memoria, contribuisca a prevenire delle malattie neurodegenerative e migliori gli sbalzi d’umore tipici della fase premestruale e della menopausa, durante la quale contribuisce anche a ridurre le vampate. Potrebbe avere, ma non è ancora dimostrato con certezza, delle proprietà antiallergiche e antitrombotiche. Alcuni studiosi, inoltre, elencano anche delle proprietà antitumorali ma anche queste non si poggiano su fondamenta solide e ampiamente dimostrate. Il consumo del melograno non comporta nessuna controindicazione particolare anche se è bene evitarlo, per la sua acidità, in caso di reflusso gastrico. Inoltre, ma è abbastanza ovvio, deve evitarlo chi ne è allergico. Per la presenza di zuccheri, meglio non abusarne in caso di obesità o diabete.

Il melograno: curiosità dal passato

Nella Bibbia il melograno è indicato come un meraviglioso simbolo di prosperità, di abbondanza, ed è elencato da Dio tra le meraviglie della Terra Promessa. Per gli ebrei è simbolo di giustizia – secondo la tradizione ha 613 semi come i comandamenti della Torah – e i capitelli delle colonne del loro tempio avevano proprio forma di melograno. Oltre a comparire su alcune monete giudaiche il melograno ornava i vestiti dei sacerdoti e addirittura c’è chi suppone che fosse proprio un melograno il frutto proibito con cui il serpente indusse Eva a peccare. Ma sono numerose le tradizioni e civiltà che ci riportano a questo frutto, che è citato tre volte nel Corano. In Cina, anticamente, veniva consumato la prima notte di nozze come una sorta di augurio e benedizione. Semi di melograno sono stati rinvenuti in tombe egizie, anche in quella di Ramses IV. La pianta e il frutto del melograno sono legati ad aneddoti che vedono protagoniste divinità greche e romane: il melograno secondo una leggenda sarebbe nato dal sangue di Dionisio, secondo un’altra Afrodite l’avrebbe piantato per la prima volta a Cipro, e la pianta era molto cara pure a Era. Pare anche che le spose dell’antica Roma ornassero i loro capelli col melograno. Le leggende che si muovono intorno a questo frutto sono numerose ed esso vien fuori, anche nella tradizione cristiana, come un simbolo positivo, del potere divino sulla terra, di ricchezza, di fertilità. Presente in dipinti di Botticelli o Leonardo Da Vinci, il melograno aperto simboleggia la figura di Gesù, la sua morte e poi resurrezione. Le varie proprietà benefiche che abbiamo elencato in precedenza, inoltre, erano in parte note già da tempi antichi: gli egiziani ne riconoscevano le proprietà vermifughe e gli antichi pastori sardi attribuivano al melograno proprietà curative per lo stomaco. Anche le sue proprietà tintorie sono conosciute da secoli.

Melograno: consumo e utilizzi

Il melograno si può consumare nelle insalate: in quelle semplici, a base di chicchi del frutto con del succo di limone, o in preparazioni più elaborate, che prevedono ad esempio farro o couscous come ingrediente base. Viene utilizzato nei risotti, in salse per accompagnare carne o pesce, nelle macedonie, nei dolci o per preparare delle marmellate. Dai semi di melograno si ottiene la granatina, uno sciroppo utilizzato per preparare bevande, e dalle bucce, molto aromatiche, ottimi liquori. I semi del melograno si possono utilizzare per un scrub fai da te: basta schiacciarli e unirli a un po’ di zucchero e olio d’oliva, o di cocco. Come togliere i chicchi del melograno? Ci sono diversi metodi. Dopo aver inciso e asportato la calotta superiore, farlo rotolare per alcuni secondi su un piano: i chicchi cadranno facilmente. Oppure, fare delle incisioni laterali, seguendo le linee degli spicchi, ed estrarre poi i chicchi con un cucchiaio. Ancora, immergere il frutto in una tazza piena d’acqua può essere un valido aiuto: pian piano le pellicine restano a galla e i chicchi vanno sul fondo: basterà scolare l’acqua e sciacquarli. Altro dubbi frequenti sono come spremere i chicchi di melograno, e per farlo va benissimo un normale spremiagrumi, e come congelare i chicchi di melograno. Il melograno, in un luogo fresco e asciutto, si conserva bene per una ventina di giorni, in frigo anche un mese. Se preferiamo congelare, i chicchi melograno, freschi e puliti, vanno inseriti in dei sacchetti da freezer, e all’occorrenza saranno pronti per l’uso, da mangiare o per fare una spremuta, il succo andrà sistemato in bicchieri di plastica ben coperti. Entrambe le cose si conservano per tre mesi circa. Chi non ricorda “il verde melograno dai bei vermigli fior” del Carducci? Ecco! Ultimo ma degno di nota aspetto del melograno è la funzione decorativa. Sia i fiori – tra l’altro è un vantaggio in questo senso il fatto che la fioritura duri parecchio – che i frutti si utilizzano per arricchire bouquet, tavole, e creare decorazioni di ogni tipo, soprattutto a Natale. A questo proposito, molto graziosa è la punica nana, di piccole dimensioni, che impreziosisce di frequente terrazzi e giardini. Per concludere, un consiglio: come smacchiare le macchie di melograno. Macchie persistenti sulle dita vanno via con un po’ di acetone, il succo fresco su un tessuto si può eliminare con un po’ di succo di limone, se invece passa un po’ più di tempo i capi sintetici vanno trattati con un normale detergente, lino e cotone lavati a 60 gradi con candeggina.
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